31.3.10

Army conversion

B"H

Army conversion should be the most difficult, most thought-after conversion of all conversions. Instead, it is the laughing stock, most worthless piece of paper of its kind in the Jewish world, making it clear what the IDF thinks on who needs who.

- This is talkback # 23 on Golani soldier gets Jewish burial despite incomplete conversion

29.3.10

Replacement theory

B"H

The same way xtians replaced Judaism with the adoration of a man as an idol, today we see some Israeli State-sponsored "rabbis" and Israeli State-sponsored officials and Israeli State-sponsored opinion replacing Judaism, the love of G-d and His Torah, with the love of the State and with the love of the IDF. What is wrong is wrong and the IDF is being taken over by an anti-religious Defense minister and his anti-religious staff, making the Israeli army a non-Jewish one. Besides this wider meaning, these clowns posing as “rabbis” denigrate their “conversion processes” completely, by saying that completing it or not completing it is the same thing. Well, evidently, it is the same thing and I’m not surprised seeing these same soldiers of Russian origin taking up the State’s fight against its Jews. Just like in the old days, back in Russia.

- This is a censored talkback on Finally Jewish - Golani soldier gets Jewish burial despite incomplete conversion

28.3.10

We Want

B"H

We want to see Jewish looking and Jewish thinking diplomats, not these clean shaven goy looking ones. Let male diplomaats wear tzitzit and everyone to cover their heads!

- This is talkback 11 on Bill: Grant preference to IDF alumni for diplomacy posts

26.3.10

Innocent-looking little news-item

B"H

"Chief Rabbi" Metzger tells European rabbis Jerusalem gathering that he was instructed by government minister to personally request that religious leaders help with Jewish state's public relations.

This innocent-looking little news-item spells major Israeli attack on Judaism. Why? Because rabbis to be rabbis have to be under Torah and not under secular State's directives. I have precise info on how the Israeli foreign ministry pressured Rome's chief rabbi into inviting the xtian boss into his synagogue, an event that provoked the division of Italian Jewry and now lead to the collapse of Rome's Jewish Community Council. Israel, hands off from our rabbis and Jewish institutions!

- This is talkback 14 on European rabbis asked to be Israel's 'ambassadors'

Just say NO! to inter-religious dialogue

B"H

A "rabbi" who goes into a church is not a rabbi. On the same token, a "rabbi" who invites xtians to visit him in a synagogue is no rabbi. We have our halacha, Jewish Law, and "inter-religious dialogue" is against it and therefore right outside of Judaism. Enough is enough!

- This is talkback # 2 on "Paris rabbi upbeat after lecture upset"

25.3.10

The J-Price - pls fw to your friends and contacts

B"H

OK, so here's how it is: the fixed-length hours time as we know it is not Jewish. It's goyshe. Our halacha (Jewish Law) divides the day into daylight time and night time. This means that the length of the hours (and the minutes, etc.), varies constantly every day, according to the length of the time between sunrise and sunset. So, here is an X-Price-like challenge for electronics engineers and software developers, without the millions in price-money, the J-Price: design and build a wrist-watch AND a computer program that keeps the G-d given Torah time, with the constantly changing length of the daylight and night-time hours, so that it can eventually replace the "Daylight Savings Time" or "Summer Time" with the relative twice-yearly changing of the clocks madness that everyone hates and that creates only problems for farmers and families with babies, with pets, etc.

- This is comment # 5 on "Summer Time (1988)"

What Do We Want

B"H

We want Jewish looking, Jewish thinking Israeli diplomats, not these clear shaven goy looking ones. Let diplomats wear tzitzits and let's make them cover their heads, as if they were Jews.

- This is talkback # 3 on "Report: Australia also likely to expel Israeli diplomat"

24.3.10

Pesach sameah!

B"H

We, my Seder friends and I, are having a 5th bitter herb added for the fourth year running in memory of the Azza pogrom: a whole onion that we bite as if it was an apple. Pesach sameah!

What is the Azza pogrom? The Azza pogrom is what the Government Of Israel or the GOI, as it liked to call itself in English until recently, named "Disengagement". It involved the forced removal of about 8000 Jews from their houses and from their businesses in Gaza and the handing over of our G-d given Land to our worst enemy: a Chilul Hashem, desecration of G-d's Name. A reconstruction of the events can be seen on YouTube, 1 of 4

http://www.youtube.com/watch?v=H27TUyXm8HQ

- This is slightly edited comments # 3 & # 5 on "Tough Love"

23.3.10

Pax

B"H

G-d's peace plan is different. It gives the Land of Israel to the Children of Israel. If we accept G-d's plan as Good, anything that goes against it is Evil

- This is talkback # 18 on "The American vision"

19.3.10

Il Peccato e la Mancanza Totale di Vergogna - una risposta di Ariel Ben Yochanan a Dr. Di Segni

B"H

Il Peccato e la Mancanza Totale di Vergogna - una risposta di Ariel Ben Yochanan a Dr. Di Segni

Quello che segue è la nota del “rabbino” Di Segni in difesa del suo operato da me commentato. I commenti si evidenziano con il segno “=>”

Per cominciare
Negli ultimi decenni in tutti i campi c’è stata un’evoluzione tecnologica per cui le produzioni sono passate da domestiche ad artigianali a industriali. Persino per i computer è successa la stessa cosa: chi si ricorda i primi personal di 25 anni, sui quali ci si divertiva a fare i programmini in basic? ora i programmi si comprano belli e fatti e molto sofisticati e solo pochi li sanno scrivere. L’evoluzione tecnologica ha un impatto radicale su tutto e in particolare sulle nostre abitudini alimentari. E questo riguarda anche la kasherut, dove tutto è più raccorpato, industrializzato, super controllato.

=> Sì, ma la ciambelletta non fa parte di questa categoria o, i romani non vogliono che ne faccia parte

Un tempo, neppure troppo lontano, le azzime e gli altri alimenti per Pesach si facevano a casa o in piccoli forni artigianali. Ora ci sono i medi e grandi stabilimenti. I motivi per questa evoluzione sono almeno due: la tendenza generale della società a industrializzare e la difficoltà di produrre alimenti nel rispetto preciso di tutte le regole, che a Pesach sono, come tutti sanno, complicate e rigorose.

=> Le regole di Pesach non sono affatto complicate e sono rigorose come tutte le altre nostre regole. L’esclusione forzata del pubblico ebraico delle proprie tradizioni a favore della produzione industriale non è solo illegale, ma è un errore grave. Perché? Perché è molto meglio coinvolgere le persone nel fare che escluderle.

Per questo non stupisce il fatto che nei testi classici di halakhà si parli di distribuzione di farina ai poveri prima di Pesach, con sottolineatura che è proprio la farina che viene data, non il prodotto finito (approfitto per l’occasione per ricordare che non bisogna dimenticarsi l’obbligo di solidarietà verso chi non ha risorse sufficienti per sostenere il carico economico di Pesach). Un esempio illustre è nella Mishnà Berurà (Orach Chayyim 429:1 nota 4), di neppure un secolo fa, dove si parla di quest’uso, diffuso “nelle nostre regioni”, l’Europa orientale askenazita. Ma oggi è molto più semplice dare un pacco di azzime industriali e la farina non la si cerca e non la si dà più

=> Certo che la si cerca, c’è tutta una polemica!

Il cambio di abitudini e di organizzazione produttiva, insieme a una crescente preoccupazione rabbinica per un uso improprio della farina in comunità meno osservanti, hanno fatto sì che progressivamente in gran parte del mondo ebraico la farina sia quasi scomparsa dal mercato prima di Pesach. Trovare in commercio la farina in una rivendita kasher lePesach fa ormai lo stesso effetto di trovare in commercio carne non kasherizzata (dissanguata) in una macelleria kasher, ma fino a poco tempo fa te la dovevi kasherizzare a casa. C’è un’evoluzione continua, c’è una globalizzazione dei sistemi. Roma ebraica è rimasta un’eccezione ma deve fare i conti con la globalizzazione.

=> Io vivo nei “territori” e alcuni anni fa i miei amici hanno fatto matza. Sembra che la “globalizzazione” interessi solo i globalizzati. I localizzati vogliono la loro farina e mi permetto di dire, la troveranno.

Roma non è un’isola extraterritoriale o una scheggia impazzita del mondo ebraico.

=> Siamo sicuri? Sotto la sua gestione?

La tradizione delle ciambellette
A Roma la farina viene acquistata per farci dei dolci, ciascuno secondo la propria tradizione domestica (ciambellette ecc.). Qualcuno dice che è un minhag, un “uso”. Parlare strettamente di minhag in questo caso, con tutte le implicazioni che ne possono derivare (in qualche caso, ben preciso, il minhag prevale sulla regola) non è tanto adeguato. Va però detto che si tratta certamente di una bella tradizione in cui si applica in casa un’atmosfera festiva, si dà alla festa una partecipazione particolare e famigliare, si diventa protagonisti, si ricevono e si trasmettono gli usi di casa, gli affetti, gli odori e i sapori. Tutte cose da mantenere. Solo che…

Solo che in molti casi può succedere che si sia persa, o mai avuta, la conoscenza precisa delle regole da rispettare e si rischia di produrre chametz.

=> Questa ritengo che sia una accusa non grave: gravissima! Infondata? Sicuramente. Perché? Perché nell’ebraismo non diamo peso al sospetto. C’è tutta una serie di halachot contro il sospetto e contro la diffusione del sospetto

E allora cosa è più importante? A Pesach ci sono delle regole da rispettare, prima di tutto. Poi vengono le abitudini.

=> Le regole senz’altro vengono prima. Ma perché sospettare che le mamme e le nonne non osservino le regole? Perché il “rabbino” che scrive non osserva le regole e non le osserva pubblicamente? Non mi sembra un buon motivo per togliere la farina.

Si rispetta Pesach eliminando il chametz e se qualche cosa, anche di meritorio, produce il chametz, non è consentita.

=> La farina NON produce chametz. Solo l’’uso improprio produce chametz e ricordiamo, che siamo in fronte di un “rabbino” che diffama la sua comunità, insinuando che non è capace di osservare la Torah.

Non c’è spazio di discussione su questo, è evidente, non ci si può appellare alla regola (generica) per cui il minhag potrebbe prevalere sulla halakhà. Dunque è chiaro che se le ciambellette sono chametz non c’è alcun permesso di farle e di tenerle, anche se è una bella tradizione familiare.

=> Sì, ma non è affatto chiaro che le ciambellette siano chametz. E' solo un suo sospetto, mai provato in Beit Din. Mi sembra dunque molto più chametz l’ego e la presunzione del “rabbino” e dei "rabbini" che sospettano, agiungiamo, illegalmente.

Non c’è nessun fondamento halakhico per sostenere questo principio; non si può usare la halakhà (di cui ha solo una “infarinatura”, termine in questo caso quanto mai appropriato) in un modo così disinvolto. Questo per quanto le scelte di ciascuno dentro casa sua. Poi entra in gioco il ruolo dei rabbini.

Che c’entrano i rabbini con quello che faccio dentro casa mia?
E’ una delle osservazioni più ricorrenti.

=> Certo, se i “rabbini” fossero rispettabili, sarebbero rispettati. La nostra storia è fatto di rabbini non rispettati, ma alcuni venerati addirittura. Quanto lontani siamo da quei tempi!

I rabbini c’entrano quando c’è un fenomeno scorretto privato e tanto più collettivo che possono controllare o correggere, perchè se non lo fanno ne sono corresponsabili. E non solo i rabbini, ma ogni ebreo che non interviene, perchè su questo non c'è nessuna delega ai rabbini (è il principio ebraico di responsabilità collettiva).

=> Allora non sarebbe più corretto dire che l’intera comunità è stato da lei Dr. Di Segni reso coresponsabile per l’abbraccio del popo, per i segno di croce che è stato fatto in sinagoga, per tutti i simboli esibiti li di adorazione di falsi dei e idoli, almeno se la comunità non si separa (havdala) da questi peccati e dei loro perpetratori? Non sarebbe più onesto separarsi pubblicamente dal desacrazione del Nome del Signore avvenuto nella sinagoga introducendo lì panini con prosciutto e formaggio per gli attori goy che poi usavano, con le loro mani sporche di lardo i tallit e libri sacri nostri? Quello non è principio di coresponsabilità?

Proviamo a chiarire il problema con un esempio più generale: se un qualsiasi esercizio commerciale vende della merce che viene usata per commettere un reato c'è una responsabilità del venditore? Il farmacista è colpevole se vende un farmaco che far star male o uccide qualcuno? E' corresponsabile se l'ha venduto senza ricetta. La ricetta garantisce entro certi limiti che chi compra ha il permesso di usare un oggetto pericoloso.

Nel nostro caso non c'è un farmaco ma un divieto molto rigoroso della Torà; mangiare il chametz è punibile con il karet.

=> Allora facciamo 1 (uno) processo ebraico, con dei testimoni, sa, come si deve in Beit Din. Come si può assumere altrimenti che un crimine viene commesso, senza prove e senza sentenza? Ma più il “rabbino“ va avanti, più il suo discorso si involga in assurdità. Si chiede, come mai una testa così confusa può svolgere l’attività di cui dipendono tutti? L'incarica forse più importante ebraica in Italia!

La farina è come il farmaco pericoloso, la si può vendere solo con ricetta o darla a tutti come se fosse un farmaco “da banco”?

=> Sì, la farina come il farmaco pericoloso, dottò!

Il problema di fondo è che c’è un usanza locale bella e meritoria.

=> Ecco, signore e signori! Per il Dr. Di Segni il fatto che ci sia un usanza locale bella e meritoria, è un problema di fondo! – No comment.

Questa usanza può essere però praticata da qualcuno in modo scorretto.

=> Sì. Esattamente come l’ufficio di capo rabbino di Roma.

Per correggere la scorrettezza i rabbini possono intervenire in due modi:

a. Bloccare completamente l’uso, impedendone così l’abuso, ma togliendo la possibilità di farlo seguire anche a chi la fa in modo corretto.

=> "Suggerisco signori di togliervi le mogli perché non si coprono la testa e perché non vanno in mikve, regole della nida, ricordate?"

b. Spiegare alle persone il modo corretto di fare le cose, nella speranza che chi sbaglia si adegui.

=> "Naa, non è raccomandabile. Quando mai gli ebrei hanno fatto qualcosa come gli è stato spiegato?"

Il problema non si pone solo per le ciambellette, è molto più antico.

Due millenni fa i rabbini proibirono di suonare lo shofar di Rosh haShanà o di agitare il Lulav a Sukkot quando la festa cade di Sabato, perché la gente profanava lo Shabbat portando per strada shofar e lulav. Oggi un'infinità di cose potrebbero o dovrebbero essere proibite per l'uso improprio che se ne fa. Rav Menachem Artom z.l. faceva l'esempio del taled, bisognerebbe proibirlo di Shabbat perchè la gente lo porta al beth hakeneset da casa. Bisognerebbe chiudere le Sinagoghe di Shabbat, perchè molte persone ci vanno in macchina. Bisognerebbe chiudere i macellai kasher e gli spacci dove si vende formaggio kasher perchè molta gente non sta attenta a non mescolare la carne con il latte o magari cucina di sabato. Bisognerebbe, ma non lo si fa, evidentemente perchè non si elimina un servizio o una mitzwà a tutti perchè qualcuno usa il servizio o fa la mitzwà commettendo trasgressioni. Ma allora perchè proibire con la stessa logica la farina? La differenza con gli esempi precedenti è che la farina e le ciambellette, a differenza del taled, del servizio sinagogale, della carne kasher non sono servizi essenziali e non sono mitzwà. Quindi, a fronte del vantaggio derivato dal mantenimento di una bella tradizione si ragiona che è meglio proibire la circolazione della farina in mani inesperte per evitare danni peggiori. Così si pensa e si fa in molte parti del mondo, tanto che Roma era rimasta un'isola strana; ma a Roma come si era ragionato finora?

=> Bastava stampare sulle confezione la regola complicatissima di Pesach: da cuocere entro 18 minuti dal contatto con l'acqua, altrimenti diventa chametz ed è proibito per Pesach. 17 parole, non ho calcolato il valore numerico delle parole.

La posizione del rabbinato romano
Il rabbinato romano è consapevole che nella Comunità esista una situazione molto complicata sull'uso della farina,

=> Non è molto complicato, capo “rabbino”, la situazione. La situazione è semplicissimo, mi creda: la gente vuole la sua farina, che sa usare benissimo da centinaia se non da migliaia di anni.

c'è chi sa come comportarsi e segue le regole, chi consoce le regole e non le segue e chi non conosce o non vuole conoscere le regole.

=> Questi sono solo ipotesi, e come abbiamo detto sopra, la nostra tradizione non ammette sospetti. Si può assumere in poche parole: sospettare non è ebraico. Agire sui sospetti è proibito. Fate dei processi in Beit Din!

Rispetto all'ipotesi drastica di proibirne la vendita

=> che fu la scelta adottata, mi pare

si è preferita l'altra ipotesi, quella informativa. La farina comune disponibile in commercio è molto dubbia nella sua kasherut lePesach: i chicchi vengono abbondantemente bagnati prima della macinazione. Si è giudicato pertanto preferibile fabbricare sotto nostro controllo della farina non bagnata. L'altro intervento è stato esplicativo: su ogni confezione sono state stampate le istruzioni su quello che si può fare, come e entro quando lo si può fare. Le stesse istruzioni vengono date in un foglio a parte a ogni acquirente della chavorà.

=> Cioè? Alla singola pasticciere?

Ciò che ha indotto il rabbinato romano a questa posizione “controcorrente” rispetto all'ampia maggioranza dei rabbini del mondo è la radicalità delle abitudini locali; imporre bruscamente e senza adeguata preparazione un cambio di comportamento avrebbe determinato, nella nostra valutazione, un'ondata di proteste e di incomprensione, di ostilità e disaffezione, come sta accadendo effettivamente ora.

=> Attenzione, qui il “rabbino”, bontà sua, riconosce le gravissime conseguenze della sua decisione

Prima ancora che scoppiassero le proteste, prevedevamo benissimo le reazioni delle persone, che ora sono dappertutto al centro delle discussioni, delle telefonate, dei blog, delle mail.

=> Non ci credo. A me risulta che ci sia una sistema di intimidazioni e solo chi è indipendente da voi può alzarsi la voce contro e se lo fa viene dichiarato “antisemita” o “nemico interno” o "fanatico" o minacciato di denuncia, come se non avissimo regole su moser. Mi pare che questi siano i vostri sistemi per rimanere in sella

Vengono fatte tante obiezioni; la principale l'abbiamo vista prima, che vi importa dell'uso che faremo della farina. E ancora si chiede: come vi permettete di giudicare se io sappia o non sappia rispettare le regole?

=> Sì, come vi permettete?

purtroppo sappiamo che un bel po' di persone non conosce le regole o non sono interessate a seguire le istruzioni, e non ce la sentiamo di fare distinzioni odiose tra osservanti e meno osservanti.

=> Ah, non ve la sentite di fare distinzioni odiose tra osservanti e meno osservanti. Interessante. Ma dichiarare tutti imbecilli, quello vi va bene? Il vostro ruolo per quello che riguarda un prodotto è assicurare che sia kosher. L'uso riguarda l'utilizzatore. Anche il kosher carne l’utilizzatore finale può mangiare da cheeseburger se lo vuole e non per questo chiudete le macellerie.

E ancora: perchè vi preoccupate tanto della farina quando non vi preoccupate del fatto che nel resto dell'anno non mangio kasher? Perchè la farina la vendiamo noi e il fatto che non mangi kasher non promette bene sul buon uso che farai della farina. E ancora: a Roma o a Tripoli si è sempre fatto così e non può venire nessuno a cambiare le nostre abitudini. E' vero, ma ammesso che in passato non solo le tradizioni ma anche le regole fossero rispettate, bisogna vedere se nel passaggio delle generazioni non vi sia stata perdita di informazioni e di attenzione all'uso corretto.

=> Ma se secondo lei la comunità di Roma non è ebraica, allora che bisogno ha di rabbini? Per portare il popo in sinagoga? Sì, è quello che non mi va giù. La sua voglia di mondanità e di giocare politica a costo di trasgredire le nostre Leggi.

Comunque, anche se a tutte le domande si può rispondere,

=> Aha, questa è la sua arte

la nostra posizione era stata quella di non chiudere, subito e duramente, ma di creare le condizioni progressive per la comprensione del problema.

=> Piuttosto perche non vedete progressivamente quante donne coprono la loro testa? Quante vanno in mikve? Si rispettano le leggi della nidà? Gli uomini mettono tefilin? Si dicono le brachot previsti prima di bere il caffè? Si donano tzitzit? Si spengono i telefonini e il computer al Shabbat? Andiamo, per favore. Per favore!

Non perché si temesse uno scontro, ma perché si desiderava un’evoluzione virtuosa e condivisa.

=> Già. Adesso siamo davvero convinti.

Questo fino alla settimana scorsa, quando il problema è esploso.

Cosa è successo?
Il rabbino Ronnie Canarutto, attivo a Roma, si è rivolto di sua iniziativa direttamente a Rav Amar, rabbino capo sefardita di Israele e Rishon LeZion, facendogli presente che gli ebrei romani non sanno usare adeguatamente la farina e chiedendo istruzioni. La risposta di Rav Amar è stata un ordine scritto perentorio rivolto a me di sospendere immediatamente la vendita della farina, per le motivazioni esposte nell’interrogazione di Canarutto. Ho immediatamente mandato una relazione dettagliata a Rav Amar per spiegare i motivi della nostra posizione, facendo presente che nell'imminenza di questo Pesach sarebbe stato drammatico gestire nella Comunità una crisi di informazione, ma anche di alimentazione. Rav Amar ha risposto con precisione a tutti i punti sollevati, considerandoli degni di attenzione ma non al punto di farlo recedere dalla sua posizione. I membri del Beth Din romano mi hanno chiesto concordemente di provare a spiegare di nuovo a voce a Rav Amar la nostra posizione, ho avuto con lui un colloquio telefonico per sottolineargli la difficoltà del momento, ma senza risultato. Così come altri contatti successivi attraverso altri canali non hanno avuto effetto.

I rabbini del Beth Din, dopo aver discusso della cosa con i dirigenti comunitari, sono arrivati alla conclusione che malgrado la nostra differente valutazione non si poteva andare contro l’ordine di Rav Amar.

Questa decisione apre delle domande serie che richiedono spiegazioni. Le prime domande sono “tecniche”.

Sono stati prodotti vari quintali di farina controllata, che fine fa se non si vende? E che dolci mangeremo?
Come tutti gli anni una parte consistente della farina era destinata dall'inizio ad un noto forno dolciario privato, il resto è stato preso dalla chavorà della comunità e da altri rivenditori privati.

Il forno privato userà la farina per produrre come sempre i suoi dolci. La gente chiede: perchè loro si e gli altri singoli privati no? Perchè la vendita è stata proibita al dettaglio e quel forno produce sotto costante nostra sorveglianza una quantità ingente di dolci. Controllare un unico forno si può, centinaia di abitazioni private no.

=> E’ stata fatta la proposta di riaprire i forni sotto la sinagoga, e controllare l’attività delle donne, come fino a 40 anni fa. Perché non vi va bene?

Ma in questo modo non si privilegia un esercizio rispetto agli altri? Come è possibile consentire un'unica produzione che vende a prezzi molto alti mentre chi non si può permettere la spesa non può farsi i dolci in casa? Per rispondere a questa legittima obiezione e anche per smaltire la farina che rischiava di rimanere inutilizzata la comunità ha attivato in tempi rapidissimi la produzione alternativa di dolci tradizionali che saranno venduti a un prezzo rigorosamente calmierato, quasi di puro costo, nella chavorà e dagli altri rivenditori che metteranno a disposizione la farina da loro acquistata. I tempi sono strettissimi e si prevede che i primi dolci saranno sul mercato dal pomeriggio di Domenica 21. Perlomeno c’è stato un grande risultato virtuoso: dolci per tutti a prezzi calmierati.

=> Devo ridere?

L'altra domanda è meno tecnica ma molto più delicata:

Perchè avete accettato l'ordine di Rav Amar?
Gli argomenti di protesta che accompagnano questa domanda sono: come si permette questo rabbino di dettare legge a distanza, di cambiare le nostre tradizioni, di mancare di rispetto a tutta la comunità; non abbiamo papa e gerarchie, ogni comunità è autonoma; se ci facciamo imporre questo rigore come ci salveremo da altre imposizioni. La risposta è che rav Amar, per la sua autorevolezza personale e per la funzione che svolge in Israele è tutt'altro che una persona qualsiasi nel mondo ebraico. Se si fosse espresso un qualsiasi altro Maestro, benchè autorevole, avremmo potuto far valere la nostra valutazione differente. Ma rav Amar ha l’autorità storica del Rishon leZion, ha funzioni di garanzia e di controllo sui tribunali rabbinici di Israele, e benchè ogni Beth Din sia autonomo, se non viene riconosciuto in Israele, le sue decisioni vengono messe in discussione. Ogni giorno da Roma produciamo al rabbinato centrale d'Israele certificazioni di ebraicità, di nozze, di divorzi. Senza il riconoscimento di rav Amar sarebbero dei semplici fogli di carta. Come lo sarebbero i certificati dei nostri ristoranti. E poi rav Amar investe su Roma, ogni settimana c'è un gruppo di fedeli che ascolta in diretta le sue lezioni, ci ha visitato molte volte, conosce pregi e difetti della nostra comunità. Molte volte è stato il nostro riferimento per decisioni halakhiche. Per moltissimi sefardim della nostra comunità è l’autorità indiscussa.

=> Forse per alcuni sefardim. Ma rav Amar non ha potere nemmeno su ashkenaziti Israeliani. E’ un uomo politico d’origine marocchino e grazie alla sua attività politica nel partito Shas che ha raggiunto il titolo di rabbino capo. Si leggeva nei giornali che ha fatto picchiare il ragazzo che cercava di uscire con sua figlia, abbiate pazienza. Da un tipo così che avete paura, anzi, un tipo così che ha potere swu di voi? Non vi vergognate? Ha detto sì ai matrimoni laici qui in Israele, per i goyim, come se loro potessero stabilirsi qui..

Non è un estraneo e ha potere su di noi. Non possiamo non considerare con il giusto peso le sue decisioni. La questione che si dibatte oggi a Roma è una tradizione locale a cui teniamo, ma in altre parti del mondo è incomprensibile. Anche volendo non avremmo trovato qualche Autorità seria disposta a sostenerci.

=> Con altre parole, secondo lei, la comunità deve pagare il prezzo della sua mancanza d’autorità. Questo non mi pare accettabile. Lei si dimostra di essere un peso alla comunità, sig. capo “rabbino”, piuttosto che una risorsa. Lei avrebbe dovuto difendere la sua comunità e avrebbe potuto farlo tranquillamente in quanto Roma è unica, non solo nella sua tradizione ma anche nella sua storia multimillennaria.

E poi nella nostra Comunità non ci sono solo quelli che protestano, c'è anche un gruppo che appoggia la decisione di rav Amar.

Questa storia deve indurci a riflettere, dopo le reazioni comprensibili di orgoglio e di protesta, sulla fragilità della nostra Comunità. Perchè è bastato lo zelo di un giovane shaliach, che ha fatto una domanda, per mettere in crisi un sistema.

=> No, nonono. Il giovane shaliach ha messo in crisi la sua gestione, Dr. Di Segni, non “un sistema”. E anche questo non è vero, perché la crisi si è creata da lei. Lei avrebbe potuto benissimo ribellarsi dal dictat del rav Amar, che un confronto avrebbe daneggiato di più lui che la Comunità di Roma.

Perchè se ci fosse stata una base molto più larga di osservanti, di studiosi, di grandi Maestri riconosciuti e non solo di produttori domestici di ciambellette questo problema non sarebbe nato, o avremmo potuto gestirlo con ben altra forza. Siamo una comunità molto mediatica, molto influente sul piano politico, anche molto litigiosa, ma la nostra forza sul piano della Torà è ancora molto bassa. Ed è su questa forza che si gioca il nostro futuro.

=> Dr. Di Segni, questo ultimo paragrafo mostra e dimostra che lei non è adatto a svolgere i funzioni del suo ufficio. Serve un uomo forte, con convinzioni forti che invece di cercare di sbarazzarsi delle sue responsabilità, gli assume e guida con l’esempio. Così si accumula un patrimonio di fiducia che si trasforma in autorità che a sua volta si trasforma in prestigio e allora non ci sarà più bisogno di leccare gli stivali del rav sefardita di Israele. Specialmente per una comunità che sefardita non è.

Siccome Dr. Di Segni, lei ha portato il popo nella sinagoga degli ebrei, lo ha simbolicamenrte abbracciato, ha permesso che facessero lì dentro il segno del croce, tradendo così completamente e pubblicamente le Leggi degli ebrei in generale e halacha 20 del Hilichot Avodat Kochavim V'Chukkot HaGoyim della Misneh Torah of the Rambam "Non ascoltare a nessuno che profetizza in nome di un dio falso" in particolare, da semplice ebreo che sono, ai sensi del Shulchan Aruch, Yoreh Deah 242/11 e 243/3 invito tutti a NON ascoltarle. Qualsiasi cosa lei possa dire, sia come non detto. Qualsiasi cosa lei possa decidere, sia come non deciso. Qualsiasi cosa lei possa ordinare, sia come non ordinato. Qualsiasi opinione lei possa esprimere, sia come non espresso. Mi auguro che gli ebrei romani e non solo capiscano la gravirà della situazione che lei ha creato e le conseguenze del loro associazione con lei e spero e prego che facciano in modo per cui evitino ogni riferimento futuro a lei.

Questa è la nostra Legge e questa è la Verità.

14.3.10

Jewish Building in Jerusalem

B"H

Jews announcing building in Jerusalem or anywhere else can under no circumstances be termed as a "mishap". It is the very purpose of a Jewish state on the Jewish Land for the Jewish people! See also http://thetorahrevolution.blogspot.com/2010/03/bidens-passover-blood-libel.html

- This is talkback #2 on "Ambassador Oren reprimanded"

Biden’s Passover Blood Libel

B"H

VOJ Israel Headlines and Commentary
News we doubt you’ve seen, views we doubt you’ve heard

Biden’s Passover Blood Libel by Yekutiel Gozofsky


Joe Biden Libels the Jews just Weeks before Passover

During his visit to Israel, U.S. Vice-President Joseph Biden said that Israel’s current policies jeopardize the lives of American soldiers serving in the Middle East. (Yediot Aharonot, March 11, 10).


Voice of Judea Commentary: Did we get that right? That was Joe Biden? Obama’s V.P.?

But isn’t that Osama bin Laden’s contention? Indeed, isn’t that the same message that Al Qaeda has been trumpeting since 9-11? See the linkage made by Bin Laden, blaming U.S. foreign policy in Israel for the fatal attacks. Who, in the end, does Joe Biden work for?

And isn’t that also standard anti-semitic tripe – the kind of garden variety Jew hatred that we’ve seen for centuries that blames Jews for the deaths of (your nation here) at the hands of far off Afghanis and Pakistanis and Iraqis?

Got to hand it to him. Mr. Biden’s blood libel comes just in time for the Jewish Passover, when Jew-hating Christians and Muslims have typically accused Jews of killing their children to make the Jewish spring festival’s matzah.

Will it be any surprise if the Jew-haters use Mr. Biden’s words to go on a Passover rampage in Baltimore or Toronto or Los Angeles on seder night or sooner?

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2.3.10

NO to the goyshe approach to war, YES to a Jewish Army!

B"H

Shmuel Gordon's article would be enlightening if he talked about any nation's army. But when you apply international and general logic onto Israel you cannot but err. Why? Because we are not any nation. We are Jews and the story of the parting sea and the countless other "miracle" war stories of past and present clearly show, to us a different Law applies: that of the will of Hashem. If the IDF could turn itself into a Jewish army, and it's not too late, we would not only be truly invincible, but we would fulfill an important part of our role as a light to the nations.

- This is talkback # 5 on "Why is the IDF failing?"

A Fascist point of view

B"H

The social doctrine of Fascism divides society into sectors as opposed to opinion groups in democracy. Therefore saying that killers of Judges should get harder sentences than killers of others is a Fascist point of view and the holder of such an opinion should not hold high or low public office. Democracy also falls short in front of Halacha, Jewish Law, that distinguishes between Jews and non Jews.

- This is talkback # 10 on "Beinish urges all-out war to protect judges"